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domenica 20 giugno 2010

Sviluppo industriale o turismo?


Sembra giunta alla conclusione la disputatissima vicenda sullo sviluppo dei cantieri navali di Fortaleza.
L'area scelta per la costruzione degli impianti che aveva avuto il parere favorevole del Governo dello Stato del Ceará, ha invece ottenuto una bocciatura dal Comune di Fortaleza.
Le ragioni del diniego sono relative all'area in cui avrebbe dovuto sorgere il cantiere, la spiaggia del Titanzinho, a ridosso del porto di Mucuripe ma anche troppo vicina alle strutture turistiche. Altro scoglio é rappresentato dal costo per terraformare un'area di svariati ettari in pieno mare.
Le due fazioni, politicamente alleate, si sono quindi trovate a duellare sull'argomento.
Io personalmente non capisco perché lo Stato non ha pensato ad aree alternative fuori dalla Capitale, la quale ha da tempo una vocazione turistica e non industriale. La zona del Porto di Pecém per esempio, attrezzata e facilmente raggiungibile poteva accogliere con un'impatto ambientale irrisorio, l'iniziativa cantieristica.
Per ragioni politiche di cui ignoro la motivazione, si é preferito sostenere la possibilitá dello sviluppo del progetto in Fortaleza, forse pensando che le autoritá municipali non ostacolassero.
La mia modesta opinione é che l'installazione nelle vicinanze della Praia do Futuro e della Beira mar avrebbe comportato notevoli disequilibri primo fra tutti la movimentazione di merci e persone per la costruzione di varie petroliere, giá commissionate dalla Petrobras al cantiere Promar, responsabile per gli impianti di Fortaleza e necessarie allo sviluppo strategico dell'impresa statale: le strade in zona turistica che giá adesso non reggono l'impatto con il crescente aumento di veicoli sarebbero divenute impossibili con le attivitá in funzionamento.
E non dimentichiamoci le problematiche ecologiche che sarebbero sorte...
La parte sconfitta ha accusato l'altra di "giocare contro", di favorire altri stati della Federazione nella corsa all'industrializzazione e di non volere i circa duemila posti di lavoro che si sarebbero creati. Anche qui, la mia opinione é che i posti di lavoro si creano, anche e meglio, sviluppando il potenziale turistico della regione e non necessariamente attraverso industrie che spesso rappresentano solo fini opportunistici di politici e di partiti, movimentando inizialmente milioni di cui poi si perdono le tracce.

lunedì 24 maggio 2010

Fortaleza di sangue

Purtroppo, per onor di cronaca, devo raccontare un'altra triste storia accaduta ad un connazionale in visita a Fortaleza.
A mezzogiorno, puntuali, vanno in onda i tre programmi di giornalismo poliziesco che, seguitissimi durante tutta la settimana (meno la domenica che, si sá, il brasiliano stá in spiaggia), portano nelle case dei cearensi i piú importanti avvenimenti di cronaca nera. Oggi la notizia principale riguardava la morte di un turista italiano, Giuseppe Paparone, 52 anni, siciliano residente in Svizzera.
Insieme ad alcuni amici, stava tornando da una delle piú famose spiagge del litorale cearense, localitá che aveva scelto per realizzare il sogno di costruirsi una villa.
Durante una sosta (non si sá bene se in una stazione di servizio o per un guasto all'automezzo, le versioni sono divergenti ma la triste fine purtroppo non cambia) é stato vittima di una rapina; i malviventi, forse a scopo intimidatorio, hanno esploso alcuni colpi di arma da fuoco uno dei quali ha raggiunto lo sventurato che é morto prima che arrivassero i soccorsi.
I delinquenti, che sono stati catturati da una pattuglia della polizia poco dopo, sono recidivi, essendo giá stati catturati per reati di furto e spaccio. Uno dei due é minorenne: erano in libertá come altre decine di migliaia in attesa di decisione giudiziale.
Fin qui i fatti. Oltre possiamo dire che stranamente niente si fa nei paesi europei per avvisare i turisti dell'estremo pericolo che corrono da queste parti.
Ho letto una notizia secondo la quale il dipartimento del turismo americano ha allertato le agenzie viaggi sul pericolo esistente nelle zone litoranee delle cittá brasiliane: perché da noi fanno finta di niente quando qui, europei e soprattutto gli italiani, in maggioranza tra i turisti, sono oggetto costante di furti, umiliazioni quando non omicidi, aventi per autori giovani, spesso minorenni, drogati, senza futuro ed emarginalizzati dalla inefficente amministrazione pubblica brasiliana? Perché non essere obbiettivi e realisti?
Dal punto di vista della pubblica sicurezza, le cose sono tremendamente peggiorate in Brasile. Lula non ha mai messo la questione fra le prioritá e, solo per questo, meriterebbe un cinque in pagella invece di essere idolatrato dalla stragrande maggioranza dei brasiliani. Poi lo scaricabarile di uno stato federale: La stato centrale (união) delega, fra le tante cose, anche la sicurezza agli Stati i quali peró non legiferano in merito. Quindi leggi inadeguate, obsolete e buoniste, sono adottate in sedi superiori creando un impatto negativo su un territorio dove la pratica e diversa dalla teoria e dalla filosofia dei legislatori e dove sono inapplicabili o addirittura inutili a contrastare determinati fenomeni.
Si aggiunga poi l'inefficenza della giustizia, lenta e cavillosa all'eccesso forse peggiore di quella italiana ed ho detto tutto!
Il tutto lo misceliamo ad una tendenza, tutta brasiliana e se vogliamo piacevole fino alla scorso decennio (cioé prima che arrivasse il crack a sconvolgere il tessuto sociale), di mescolare aree urbane residenziali di classe media o alta con favelas, "comunidades", terreni invasi in cui, senza che le autoritá municipali intervengano, per magia, in poco tempo, sorgono baraccopoli dove lo spaccio del crack é, insieme con i furti e le elemosine, l'unica economia. Immaginate come possa questo mondo miscelarsi civilmente con l'altro mondo costituito da una classe media impegnata, lavoratrice e sempre piú consumista ed esibizionista ed una classe alta che sfoggia veicoli del valore di appartamenti di lusso e che manda i figli in scuole di lusso la cui retta mensile é il salario della maggioranza degli operai.
Questo é il Brasile, dietro le "prodezze" economiche del timoniere Lula, celato dalla potente macchina propagandistica del governo "socialista".
A noi non resta che aspettare, domani, le prossime edizioni dei telegiornali e di sperare che la violenza urbana non abbia fatto altre vittime innocenti.