sabato 14 maggio 2011

Carlo, uno di noi, ci ha lasciato.


Qualcuno dei lettori di lunga data si ricorderá la storia di Carlo (a sinistra nella foto). Altri la troveranno fra i primi post pubblicati su questo Blog nell'ormai lontano 2009, cliccando qui.
Scrivo poco ultimamente; anzi scrivo parecchio, ma per lavoro e purtroppo non sul mio blog! Mancanza di tempo soprattutto: il lavoro, ultimamente é riuscito a darmi le soddisfazioni che da tempo non riuscivo a trovare ed ammetto che é sempre piú difficile trovare il tempo per aggiornare il mio giornale di bordo di emigrante nel pianeta Brasile.
Ma oggi ho fatto un'eccezione. Il tempo uggioso, prodotto da una stagione delle piogge anomala e per nulla cearense, di questo sabato mi ha facilitato le cose ed eccomi qui a ricordarmi di un'amico che se ne é andato da pochi giorni.
Citano i giornali locali di qualche giorno fa piú o meno sullo stesso tono: " Um italiano, de 52 anos, foi encontrado morto por volta das 17h50min desta segunda-feira, 9, no distrito de Caponga, em Cascavel. Carlos Fioravanti, natural de Roma, morava em uma casa de aluguel e não tinha parentes no Brasil.
A Polícia Militar de Cascavel ainda não sabe as causas da morte do italiano. O corpo de Carlos Fioravante não apresentava sinais de violência.
"

Ero un suo grande amico. Carlo era un personaggio in tutti i sensi. Una vita vissuta davvero, magari sbagliata, in molti sensi criticabile ma una vita vissuta, non vegetata. É rimasto se stesso fino alla fine, anche quando aveva deciso il suicidio. Sí, il suo é stato un suicidio; aveva ottime qualitá e ottime possibilitá ma aveva deciso di farla finita e perció ha scelto l'alcool. Un suicidio garantito nella forma che lui aveva scelto.
A noi, che lo abbiamo conosciuto, resta il ricordo di una persona schietta ed autentica, eccentrica e differente, un personaggio a cui ho raccontato spesso i miei problemi di emigrante e con cui scambiavamo sagaci commenti sulle tante e strane differenze fra il Paese che avevamo scelto e quello in cui siamo nati.
Diceva spesso, nei momenti in cui qualche santo dall'aldilá riusciva a staccarlo dal veleno a cui si era rivolto ed a dargli qualche mese di luciditá: "ma in fondo Alessá, noi siamo fortunati a vivere qui. ciabbiamo il sole, il mare, il caldo, da magná...vivemo com poco...nun ciavemo li problemi che cianno in Italia..."
Carlo purtroppo ha perso la propria battaglia con la vita...non ha saputo approfittare dei vantaggi tanto sinteticamente da lui mostrati: forse ha perso il controllo, l'equilibrio tanto difficile e precario nel cammino su di una corda tesa che é la nostra vita su questa Terra.
Spero che il suo spirito, nell'eterna camminata verso il miglioramento, trovi ora la pace.
Un abbraccio a tutti.

domenica 20 febbraio 2011

Quando si dice la fiducia!



Salve a tutti. Il lavoro ed un sensibile cambiamento nella mia vita sociale e familiare non mi permettono di scrivere piú come prima. Oggi peró ho trovato il tempo per commentare e riportare una notizia che mi ha colpito particolarmente leggendo, di prima mattina, un quotidiano locale: i brasiliani posseggono piú soldi nei forzieri svizzeri che i cinesi (seconda economia mondiale) ed addirittura dei petrolieri dell'Arabia Saudita. Non che ci sia da stupirsi o che sia una novitá: del resto, da mezzo secolo, pochi brasiliani ultra-ricchi esportano illegalmente o legalmente utilizzando strani sotterfugi finanziari, le risorse monetarie che servirebbero alla crescita del paese.
Quello che stupisce e che i traffici di valute verso i paradisi finanziari siano aumentati durante l'era Lula, periodo in cui, secondo la devastante propaganda politica, il brasiliano ha riscoperto l'orgoglio di appartenere alla nazione verde-oro, il tutto con una ventata di ottimismo mai visto prima.
Sembra che invece molti non nutrano la stessa fiducia e continuino a riversare fiumi di denaro nelle casse di Paesi stranieri.
Si stima che circa 5 miliardi di dollari sia il volume di denaro brasiliano custodito oltre-mare, senza considerare quello investito in "operazioni fiduciarie", nelle quali le banche non hanno obblighi di rendere evidenti le cifre e si assumono il rischio. Entra in questo settore l'ingente quantitá di denaro che i politici e le varie chiese locali espatriano per costruirsi fortune all'estero.
Proprio vero che cambiano i presidenti, cambia il Brasile ma i brasiliani continuano uguali!

venerdì 24 dicembre 2010

Babbo Natale è emigrato in Brasile!


In quest'epoca di gaudio e tripudio consumistico chiamata Natale ed in cui ancora qualcuno vuole vederci altri significati che non l'unico evidente ossia la festa dell'acquisto e delle pance (finalmente) piene, arriva quasi inosservata la notizia che, nella nostra nuova Patria tropicale, prima gli eccellentissimi Signori Deputati Statali e poi gli altrettanto eccellentissimi Vereadores della minore (ma non per spese e costi) Assemblea Legislativa della città di Fortaleza, si sono aumentati i già grassi stipendi (appena) del 60 % equiparandoli quindi, come suggerisce una legge federale, ai guadagni sudati dei congressisti federali.
Circa 20.000 Reais quindi, tutti i mesi, andranno a rimpolpare le scarse risorse a disposizione di tutti questi solerti, attivi, impegnatissimi uomini politici al servizio del Popolo (bue). Certo per circa quattro giorni alla settimana ed un totale di una ventina di ore "lavorate" quanto percepito è appena sufficiente a ripagare questi benedetti e fortunatissimi esseri umani.
In un Paese dove, soprattutto nel nordest, un povero diavolo lavora nove ore al giorno, spesso anche al sabato, in una fabbrica il più delle volte malsana, assenti benefici primari, sindacati, assemblee, diritti di sciopero eccetera per un salario minimo, del valore di circa 520 reais, il quale, a differenza di quello dei signori di cui sopra, è stato recentemente aumentato del 5 %, in ossequio alle "regole" dell'economia e, si dice, per non rischiare un aumento dell'indice inflazionario e per sostenere il "ciclo virtuoso di crescita economica" inaugurato otto anni fa dal partito unico e totalitario più amato dal popolo e dal suo barbuto leader.
Politici tutti, unanimemente d'accordo stavolta sugli aumenti. Fine delle polemiche e delle divisioni fra maggioranza ed opposizione, tutti uniti a festeggiare la grande stagione di miracoli economici con una bella gonfiata agli stipendi! Corriamo orsù compagni di destra, centro, sinistra, letterati ed analfabeti a comprarci (quale miglior strenna natalizia?) la nuova station wagon che vale come un'appartamento...Ce la siamo meritata dopo un'anno di fatiche e di lotte per il bene del Popolo!
In questo Natale 2010 tutto d'oro per una certa categoria, meno per quell'altra che vive sulle panchine del centro e che qualche statistica dispettosa ed in controtendenza (rispetto alla dominante propaganda di partito) vuole in grande aumento negli ultimi anni di questa "illuminata gestione" politica, non ci resta che fare un ringraziamento speciale al popolino, il quale qualche mese fa ha legittimato e ridato forza ad una classe politica inefficiente e scansafatiche, inutilmente polemica quanto inconcludente e che, appagato dalla lauta elemosina dei sussidi statali e dalla "piena occupazione" o meglio, usando l' espressione oramai cara all'elite progressista al governo, dalla "disoccupazione a livello norvegese" (ma guardate le strade del centro ed il numero impressionante di ambulanti e venditori "norvegesi" di chincaglieria!!) non ha nemmeno accennato, tranne pochissimi messaggi sui siti dei giornali, ad una reazione all'altezza della scandalosa decisione.
Un saluto a tutti e Buone Feste!

martedì 9 novembre 2010

Giustizia e buon senso


É di pochi giorni la notizia dell'ordine giudiziale emesso dal Tribunale Federale che prevede la rimozione di tutte le barracas della Praia do Futuro in Fortaleza. Seguendo l'esempio di quanto era giá accaduto in Salvador e, parzialmente, in Boa Viagem, Recife, il giudice obbliga, minacciando l'uso della polizia, i commercianti del luogo a rimuovere tutti gli stabilimenti balneari dell'area costiera di Fortaleza. Come giustificativa del caso, si adduce che le costruzioni impediscono l'accesso al mare della popolazione, sono costruite in zona demaniale in deroga alla legislazione vigente, hanno un'impatto ambientale negativo.
Le si tratta come un'invadente costruzione di ricchi snob ai danni del sano divertimento popolare.
Ora, ed é qui dove manca il buon senso, chiunque le abbia frequentate, si sará accorto di quanto negli anni esse siano state integrate nel tessuto urbano della cittá e quanto facciano parte del divertimento di tutti, facoltosi abitanti delle zone bene o fortalezensi delle centinaia di favelas di cui, tra l'altro, la zona abbonda.
Basta passarci una domenica, passeggiare sul marciapiede antistante, per vedere come l'accesso al mare é piú che garantito in centinaia di ampi varchi avendo addirittura stabilimenti che permettono il via vai dei bagnisti anche all'interno del proprio spazio commerciale. Insomma, strutture per tutti, per tutte le tasche e che propongono un bello spaccato di vita brasiliana, con turisti, locali, richhi e poveri, belli e brutti, tutti a bersi quella gelatissima birra ascoltando, difficilmente fermi, una banda di pagode (tipo di samba popolare e commerciale) proporre il suo percussivo repertorio.
A questo si vuole mettere fine. Senza il buon senso di attendere un piano di riqualificazione dell'area che accontenti chi nella zona ha il suo lavoro, le centinaia di imprenditori, migliaia di lavoratori, centinaia di migliaia di clienti abituati ormai da decenni alla belezza e suggestione della grande spiaggia cittadina e che possa far concidere queste necessitá con quelle della giustizia.
Tengo a precisare che in altre cittá a cui si é ricorso come esempio, Salvator nella fattispecie, le strutture esistevano in zone di spiaggia strettissima, sotto azione di erosione, mentre nel caso cearense la spiaggia é enorme ed addirittra in espansione negli ultimi decenni.
Clima di tristezza, e con tutte le ragioni, fra i commercianti, che hanno annunciato l'ennesimo ricorso alle sfere piú alte della giustizia con sempre meno possibilitá di ottenere risposte sensate. Non ci resta che sperare in una felice risoluzione della vicenda.

sabato 9 ottobre 2010

Disuguaglianza sociale in Brasile: dinamiche e riflessioni



L'istituto brasiliano di ricerche sociali e statistiche Ipea ha da poche settimane divulgato i dati riguardanti la diminuizione della povertá nel Paese.
La povertá, in termini assoluti, risulta diminuita tanto su scala nazionale come su quella statale dove, piú in dettaglio, la popolazione che viveva con al massimo mezzo salario minimo di riferimento (circa 100 euro) al mese é diminuita del 29% durante il periodo considerato nella ricerca ossia dal 1995 al 2008. Analizzando le cifre, vediamo come le cose siano migliorate soprattutto nel ridurre quella che é chiamata "povertá estrema" ossia le persone che avevano la sventura di vivere con appena 50 euro al mese. Risulta ancora che nello stesso periodo, il Ceará scala due posizioni nella graduatoria degli stati piú poveri posizionandosi al 5º posto fra le unitá della Federazione.
Importante notare come tutti gli stati ad elevata concentrazione di povertá si trovino nel nordest del Brasile che si impone quindi, per la stridente disuguaglianza nello sviluppo con il resto della federazione, come la "questione meridionale" brasiliana. Citando la disuguaglianza, miglioramenti sono avvenuti anche nell'indice che la misura, conosciuo come indice Gini. Il Ceará e parte del nordeste fanno passi avanti negli ultimi anni anche nella distribuizione di ricchezza fra i cittadini.
Crescita economica e le politiche sociali tanto care al governo Lula hanno contribuito a migliorare a livello statistico entrambi i parametri, povertá e disuguaglianza ma conviene ricordare che il periodo che lo studio prende in esame riguarda anche anni in cui era presidente Fernado Henrique Cardozo, l'artefice della riforma monetaria del Real che ha contribuito a estirpare il cancro dell'inflazione dando al Paese una moneta via via piú solida a supporto di un'economia in forte sviluppo, senza la quale nessun obbiettivo sociale avrebbe potuto essere raggiunto.
Fin qui i dati positivi. Il negativo riguarda il fatto che ancora sono milioni i poveri negli stati nordestini, il 49 % della popolazione nel Ceará, tanto per fare un'esempio. Si calcola che, persistendo il clima favorevole dell'economia, cosa non certa, si potrebbe annullare il comparto di "povertá estrema" (solo quello e non la povertá in senso generale), di cui abbiamo accennato poc'anzi, giá nel 2016. Stime piú realiste sono favorevoli a considerare la data del 2020 per celebrare questo importante evento. Per renderci conto di quanto lavoro ci sia ancora da fare, consideriamo anche i dati a livello internazionale: Nell'america latina il Brasile é terz'ultimo, sorpassando solo Haiti e la Bolivia, nella classifica che esamina l'indice Gini. Un dato veramente vergognoso per il colosso sudamericano, un paese che si reputa democratico, avanzato e colmo di risorse naturali.
Gli studiosi sono unanimi nel sottolineare che il solo aumento dell'economia non basterebbe comunque a raggiungere in pochi anni l'erradicazione della miseria: é necessario che progrediscano (e che soprattutto non siano solo sterili e demagogici proclami elettorali), le politiche di distribuzione di rendita, senza le quali il benessere rischia di arridere sempre di pi[u solo a coloro che fanno parte dell'altro Brasile, quello ferma all'etá della schiuvitú, delle capitanie e della concentrazione di rendita e ricchezze.

mercoledì 22 settembre 2010

Ritorno al passato.

É la mia opinione personale. Credere che il miglioramento economico corrisponda all'effettivo progresso dell'essere umano é fondamentalmente sbagliato; almeno qui nel sottosviluppato e popoloso nordest che continua a galleggiare in un mare di debiti a tassi del 15% al mese (esatto, ho scritto proprio mese!) e dove il boom economico é ininfluente per la maggior parte della popolazione.
Non esiste progresso che non sia spirituale, comportamentale, educazionale, sociale...tutto il resto sono frottole da ex comunisti populisti che hanno capito come é bello sedere a tavola con banchieri e finanzieri.
L'attuale campagna politica sta dimostrando drammaticamente l'instaurarsi di una "dittatura" champagne e caviale, certo soft, politicalmente corretta ed amata internazionalmente ma molto simile per quanto riguarda l'uso della propaganda al regime venezuelano ed efficacissima nello sfruttare una legge elettorale demenziale che permette la presenza di centinaia di partiti, migliaia di personaggi insignificanti, di un'uso scorretto ed anti-educativo di televisioni e sondaggi, di pagliacciate pubblicitarie ai limiti dell'indecente.
Il governo attuale cavalca il buon momento economico orgoglioso di aver creato milioni di posti di lavoro: siamo sicuri che un governo differente non li avrebbe creati? Sono le industrie e le piccole e medie imprese che creano il lavoro, sfruttando momenti congiunturali favorevoli, indipendentemente dai governi.
Ció che il precedente governo di Fernado Henrique Cardozo doveva fare per concludere un' epoca di grandi cambiamenti tra i quali l'istituzione dell'unica moneta solida ed affidabile posseduta dal Brasile era modificare profondamente le leggi elettorali e soprattutto quella che obbliga masse ignoranti e senza opinione a votare entrando senza saperlo nel parco buoi di politici scaltri ed opportunisti. Non l'hanno fatto forse perché non ne hanno avuto tempo poiché furono sconfitti al termine del secondo mandato o forse per opportunismo politico perché a tutti fa comodo cosí.
Un collega brasiliano commentava ieri che la sinistra sindacale al potere si prepara dal 1970 ed ora coglie i frutti. Tutti sono stati presi di sorpresa ma sono come drogati del "benessere" apparente. Il cantante Caetano Veloso, nel criticare i candidati Lula e Serra, ha affermato che il popolo é "come ipnotizzato, non pensa con libertá e chiarezza...Io non vedo propaganda di partito in Salvador ha detto, ma solo gente che vuole apparire al lato di Lula, questo é misero ed il Brasile non lo merita piú".
La vecchia e ben conosciuta attitudine latina che ben conosciamo! Cambiare casacca e schierarsi dal lato del vincitore anche quando lo si é lapidato fino a ieri.
Il momento politico é simile in effetti al 1950, all'epoca del presidentissimo Getulio Vargas. La popolazione vive un clima di euforia nel quale si sta perdendo di vista la democrazia: non critica piú e tutti vogliono sedere alla destra del padre.
Sempre il mio collega brasiliano, non giovane e che giá ha visto a sufficienza i corsi e ricorsi storici del paese, diceva che questa situazione un giorno porterá ad effetti molto spiacevoli....aggiungo io che in quel momento, nessuno si ricorderá la causa ed alla storia, come giá é successo, passerá come glorioso l'uomo sbagliato.
Registriamo questo post come promemoria per quando quei tempi arriveranno sperando con tutto il cuore di aver preso una micidiale cantonata!

mercoledì 4 agosto 2010

Neve in Brasile?


Si, avete letto bene. Non si tratta di un'errore di scrittura e neanche di un trucco cinematografico; nemmeno delle ultime bizzarrie climatiche dovute al riscaldamento globale ed allo scioglimento dei ghiacciai, questa volta niente allarmismo!
La neve nel grande Paese tropicale esiste! Sono sicuro che molti amici lettori italiani, abituati a considerare il Brasile come un luogo caldo, con spiagge tropicali illuminate da un sole brillante, palme e ragazze in bikini e con poca conoscenza dei suoi dati geografici, rimarranno sicuramente sorpresi di sapere che il notiziario serale ha appena mostrato l'allegria di turisti e popolazione locale sotto una, debolissima diciamocelo, nevicata!
Questo succede nell'estremo sud del Paese, negli stati di Rio Grande do Sul e Santa Catarina, esattamente nel periodo in cui in Italia, nell'emisfero settentrionale o boreale, é piena estate ed epoca di ferie.
Il Brasile é un paese continentale, dall'estensione enorme e che permette di avere 30 gradi a Fortaleza e -10 sulla Serra catarinense.
São joaquim, é una delle cittá piú fredde del Brasile, con punti di meno 12 gradi di notte ed inverno della durata di alcuni mesi. Qui i turisti brasiliani vengono ad ammirare il ghiaccio, la brina e, a volte, la neve, come vediamo nella foto d'archivio.
Le precipitazioni non durano molto e le temperature si alzano parecchio durante il giorno impedendo che possa esserci deposito nelle strade.... insomma, poca neve se la paragoniamo a quella che siamo soliti vedere nelle nostre montagne ma sufficiente a fare felice la popolazione locale che i telegiornali nazionali ritraggono festeggiando il miracolo meteorologico.