mercoledì 14 luglio 2010

Divorzio alla brasiliana: una legge moderna


Con l'approvazione da parte del Presidente Lula della modifica costituzionale 28/2009, cambia, in meglio, la modalitá per ottenere il divorzio: Il Brasile si allinea, con una legge snella ed al passo con i tempi, ai paesi piú avanzati del mondo.
La precedente legge sul divorzio permetteva ai coniugi di richiederlo appena dopo due anni di provata e circostanziata separazione coniugale (senza dover passar per i meandri della giustizia per la richiesta della separazione legale) oppure se presentato protocollo in tribunale di separazione giudiziale, dopo un anno.
Chi vive in Italia si chiederá: cosa mai avrá cambiato una legge che era giá di molto migliore della nostra, arcaica, anacronistica e cara regolamentazione sul divorzio? Ebbene, la nuova normativa brasiliana elimina di fatto quell'inutile passo della separazione e prevede la richiesta di divorzio immediato quando i coniugi sono d'accordo. E c'é di piú: se non si hanno figli a carico, il divorzio puó essere chiesto nei cartori (sorta di uffici notarili) ed avere validitá immediatá nel restituire la tanto attesa libertá ai coniugi!!
Ció si traduce in enorme risparmio di tempo e di, soprattutto, soldi e quindi di benefici automatici per i coniugi e per le loro famiglie che non devono piú sottostare a situazioni intermedie in cui gli ex sposi non possono godere appieno della propria libertá dovendo attendere anni perché passi in giudicato il divorzio.
Sicuramente una dimostrazione di attenzione verso la societá brasiliana che da decenni richiede piú flessibilitá per la cancellazione di un instituto, quello del matrimonio, sempre piú in disarmo ed ormai, forse, obsoleto, viste le nuove forme adottate dalle societá piú sviluppate per stabilire diritti e doveri dei conviventi.
In Italia, qualche tempo fa ci fu un timido tentativo di modifica alla cattolicissima legge nostrana che sfoció, ancora una volta, in una occasione persa di portarci al passo con i tempi e con i principali paesi europei, dove il divorzio é una semplice questione amministrativa. É chiaro che ambienti cattolici retrogradi e fossilizzati e una lobby di avvocatucoli di seconda categoria che, non avendo altro, di questo campano, ha impedito una chiara virata nel settore che avrebbe permesso agli italiani di evitare almeno le ingenti spese oriunde dalle pratiche di divorzio ed i tempi biblici perché chi lo richiede possa ricominciare una vita normale.
Tornando quindi al Brasile, dopo le leggi che stabiliscono le procedure per le elezioni, effettuate elettronicamente e tra le migliori al mondo detto da esperti, ancora una legge efficace e ossequiosa della libertá individuale; dimostrazione che volendo, quando le teste pensano con buon senso e si superano le logiche ed i diritti di pochi per supportare quelli dei tanti, si puó raggiungere quel tanto atteso paese moderno e "de todos" che attualmente fa da slogan alle politiche governative.

lunedì 5 luglio 2010

L'ultima spiaggia.


Un recente studio dimostra quanto grave sia la situazione delle coste del nordeste del Brasile sotto il profilo dello sfruttamento indisciplinato delle risorse e dell'avanzamento del mare.
Localitá come Icaraí e Caponga, un tempo perle di grande bellezza e futuro turistico, baciate dalla natura con spiagge di larghezza chilometrica, sono oggi ridotte a disputare pochi metri quadrati di preziosa sabbia, divisa fra pescatori, bagnisti e operatori turistici. A Caponga, 60 km circa da Fortaleza, del bel lungomare, fiore all'occhiello dell'amministrazione comunale di alcuni anni fa e che aveva trasformato il volto della cittadina, restano pochi metri, difesi strenuamente con lavori di rinforzo del precario frangiflutti. Le "barracas" stanno ormai trasformandosi in palafitte con impatto sul giá precario e troppo stagionalizzato turismo.
Conobbi la Praia da Caponga nel lontano 93 e ne rimasi entusiasta: erano chilometri di spiaggia fina che, durante la bassa marea, diventava tanto larga da far perdere la voglia di fare il bagno per come si allontanava il bagnasciuga: per questo motivo, le baracche, in quell'epoca erano situate molto piú a ridosso della linea di marea in una posizione in cui, ora, sarebbero sommerse da almeno 3 metri d'acqua.
Icaraí era l'alternativa alla Praia do Futuro: vicina alla capitale, con acque pulite, spiaggia estesa e buone strutture di ospitalitá. Attualmente, poche "barracas" resistono e lottano strenuamente contro l'avanzata del mare che in pochi anni ha invaso il territorio adiacente. Sembra che sia in fase avanzata il progetto di rivitalizzazione della zona che prevede la costruzione di una barriera frangiflutti e del progressivo riporto di sabbia nella zona in cui esisteva la spiaggia.
Ma perché in pochi anni il litorale ha subito un'attacco di tali proporzioni che rischia di essere un ostacolo serio per lo sviluppo turistico nordestino?
Le spiegazioni sono di vario tipo: dal riscaldamento globale che provoca lo scioglimento dei ghiacci e la progressiva crescita del livello delle acque marine all'intervento dell'uomo lungo le coste ed é di quest'ultimo su cui spenderemo qualche parola.
In Brasile, soprattutto nel nordeste, le leggi per la preservazione delle fasce costiere e per il suo sfruttamento organizzato, sono recenti e sempre costantemente soggette ad infrazione, anche per l'atavico problema dell'inesistente o corrompibile esercizio di controllo.
Si sono visti casi (Morro Branco, Canoa quebrada) di costruzioni letteralmente sulla battigia, magari poi smantellate dopo alcuni anni ma dopo compiuto il loro nefasto compito sull'ambiente. Il ritiro di sabbia e pietrisco, pur proibito, continua ad essere effettuato da scaltri operatori del settore delle costruzioni.
Altro caso di intervento umano é il porto di Fortaleza. Costruito negli anni 40 del secolo passato, a poco a poco ha contribuito a creare un'effetto diga ai venti dominanti, rendendo impossibile il normale deposito di sabbia sulla spiaggia della Beira Mar, ormai ridotta al lumicino e della Praia de Iracema, distrutta completamente ed ora ricostruita dopo l'edificazione di vai moli di protezione e del riporto di milioni di metri cubi di sabbia.
Un'ultimo casa, per finire, di invasione umana dell'ambiente naturale: Porto das Dunas. Un tempo un meraviglioso angolo di spiaggia equatoriale, con boschi di palme, dune bianche a fare da contorno ad una azzurrissima e trasparente laguna. Un vero paradiso oggi immolato al progresso ed al dio denaro che tutto compra e tutto distrugge: andateci ora e vedrete a perdita d'occhio edifici di dubbio gusto e di sgradevole impatto visivo, costruzioni oltraggiose verso la natura ma che fanno la gioia di tanti speculatori, costruttori, agenti immobiliari e soprattutto del comune di Aquiraz.
Mi piange il cuore, soprattutto perché le uniche foto che avevo di questa meraviglia brasiliana me le ha sottratte per dispetto la mia ex moglie per cui non posso mostrare a nessuno come era ma mi limito a custodire il ricordo, nella mia mente ma soprattutto nel mio cuore, vivido come se ci fossi andato proprio ieri, di quegli scenari di luce, sabbia bianca, dune altissime, foreste verdeggianti di palme ed acqua fresca che mi fecero innamorare (tra l'altro!) di questa terra oggi per me irriconoscibile.

venerdì 2 luglio 2010

Arrivederci al 2014


La nazionale brasiliana di calcio é appena stata eliminata dalla coppa del mondo di calcio. Una seleção di grande fisicitá e grande pressing ma con poca fantasia e pochi fenomeni ha perso, anche per una grave mancanza di sangue freddo, contro una piú solida nazionale olandese. Cominciano le riflessioni, le accuse, le attribuzioni di colpe. In questo siamo uguali, italiani e brasiliani, tutti commissari tecnici...tutti con la nostra pronta spiegazione quando si torna a casa prematuramente. Ma le somiglianze finiscono qui.
Per il brasiliano la coppa del mondo é una vetrina internazionale in cui non vince solo una squadra: vince un Paese, uno stile di vita, una tradizione.
Alcuni mesi prima, negozianti fanno affari d'oro vendendo ogni genere di merchandising giallo-verde; strade e quartieri interi si dipingono e si adornano con i colori della bandiera, come se a giocare su quel campo, ci fosse un popolo intero.
Forse é perché da sempre mancano le opportunitá perché il Brasile venga a mostrarsi al mondo, positivamente, su altri fronti ma sta di fatto che l'orgoglio e l'esaltazione nazional patriottica si scatenano come mai.
Si comincia la prima partita del campionato giá pensando alla finale: e sí, alla finale, il Brasile é destinato alla finale... mica é come le altre squadre che, forse e se tutto gira per il verso giusto, magari spinte da un po' di fortuna, lí ci approdano.
No, la seleção é giá in finale prima di cominciare. Ottimismo non manca da queste parti e sicurezza nelle proprie possibilitá calcistiche men che meno.
Rotta verso il penta dicevano prima dell'ultimo mondiale conquistato; rotta verso l'exa (il sesto titolo) dicevano giá da qualche mese prima dell'inizio dell'avventura sudafricana.
Ma ci pensate noi in Italia dire una cosa del genere? In rotta verso il quinto titolo! Chi non ci prenderebbe per malato mentale? Da noi si parte piano, fra le polemiche e le critiche, si suda e si bestemmia, si passa a stento, la gente non ci crede e non si scalda molto; poi magari si superano i primi turni, si azzecca la partita, si comincia flebilmente a sperare in un buon piazzamento; magari, si va in semifinale o finale, allora il tifo si scatena: finita la partita, caroselli di auto e dopo poche ore tutti a nanna che domani si lavora.
Qui é differente. Siccome la seleção parte giá in finale, manco fosse la Coppa America di Vela, le prime misere vittorie contro nazionali scadenti tipo la Corea del Nord, scatenano gli entusiasmi comunque perché é come se si stesse preannunciando, si stesse svelando quella finale di diritto acquisito.
Prima e dopo la partita ci sono bande musicali che passano, scuole di samba che sfilano, tutto, ma dico tutto si ferma, persino gli autobus e gli ospedali...la festa prosegue a base di birra per ore ed ore; non mancano palchi in cui si esibiscono acclamati artisti locali: la gente accorre a migliaia.
Dicevo bene, ogni partita del mondiale é una finale per la squadra che ha il dovere di vincere. Poi la festa finisce improvvisamente....
Diceva un noto presentatore di una popolare trasmissione di cronaca cittadina, impegnata soprattutto nel mostrare i crimini che giornalmente avvengono in cittá e regioni limitrofe, commentando l'ennesima rapina sfociata in omicidio: "Dovremmo fermare il Paese non solo per una partita di calcio, che é solo una partita di calcio, ma per ogni cittadino che muore vittima della dilagante criminalitá e dei disservizi a cui i politici non oppongono neanche una parola"
Bravo. Parole sante. Quel giorno, se ci sará, il Brasile avrá vinto il mondiale piú importante...ed io tiferó per lui.
Arrivederci al 2014: la lotta per l'exa continua e stavolta proprio in casa. Di sicuro, fino ad allora, ne vedremo di tutti i colori!

lunedì 28 giugno 2010

C'era una volta il tranquillo interior

Oggi pubblico una succinta traduzione e qualche commento ad un'articolo apparso nell'edizione odierna del quotidiano "Diario do Nordeste" e che reputo interessante al fine di completare la notizia delle sempre piú frequenti rapine in appartamenti e case situate in piccole cittadine a ridosso di Fortaleza.
Siccome mi criticano spesso per pubblicare articoli sottolineando il periodo di totale insicurezza in cui stiamo vivendo noi residenti nel Ceará (ma il resto del Brasile non é molto differente), quando invece potrei descrivere, unendo le mie parole ad altre migliaia entusiastiche sul web, quali meraviglie si incontrano sulle spiagge, il piacere di un bel piatto di gamberi in riva al mare o le bellezze notturne a passeggio sulla Beira Mar, ci tengo a sottolineare che questa esigenza, per alcuni masochista, non é solo la mia, visto che queste notizie appaiono sulla prima pagina dei maggiori veicoli di informazione brasiliani e considerato che il fattore insicurezza é il secondo per importanza fra i piú segnalati dai brasiliani.
L'articolo di cui sopra, parla di come siano cresciuti in tono esponenziale i crimini nelle piccole ed una volta pacifiche cittadine dell'interior e precisamente Aquiraz, Eusébio, Horizonte, Itaitinga, Pindoretama tra le altre e che sempre di piú conquistano gli onori della prima pagina in un triste rivaleggiare con la capitale.
Famiglie fatte ostaggio nella propria casa, stranieri bersagliati per il fatto di rappresentare, nell'immaginario del crimine, il ricco e stupido forestiero che non sa, non capisce e non puó difendersi, assalti in casa di praia ed in pousadas, ecc ecc.
L'articolo cita anche la recente rapina giá commentata in questo mio post ed altri casi fra cui spicca il tentativo di assalto nell'abitazione di un commissario di polizia che, armato, riesce a sventare il malefico piano, ad arrestare un delinquente ma tutto con molta dose di rischio per la sua incolumitá e quella della sua famiglia.
Cita il commissario intervistato che i rapinatori, armati con pistole automatiche in numero di due per ognuno, hanno esploso piú di trenta colpi durante il confronto; spicca, nell'intervista, la probabile confusione dei rapinatori, convinti ancora una volta di effettuare un tranquillo colpo al solito "gringo" (gergo popolare per straniero) ed invece erroneamente capitati nella casa di un poliziotto.
Il coraggioso funzionario di polizia, sottolinea, nel finale dell'intervista, che senza un braccio forte nel ministero di Pubblica Sicurezza Statale, niente potrá contrastare l'avanzata di criminali ben armati e senza scrupoli.
Per le autoritá, l'avanzata della criminalitá nelle zone, una volta pacifiche dell'interno é dovuta alla pressione della droga ed all'avanzata di questo commercio crudele.
Per noi non serve piú conoscerne le cause, ormai per altro note, ci serve affrontare e ridurre gli effetti. Fino a quando avremo persone nei posti di comando della Sicurezza, vedi l'attuale Segretario, restie ad usare strategie di impatto e di confronto pesante contro il crimine, organizzato o no, per motivi di "quieto vivere" o di credo in filosofie falso-umanitarie niente potrá cambiare.
Urge un accordo nazionale, che coinvolga tutte le parti del patto federale, Giustizia, Stati, Unione, Comuni ecc, in una battaglia che dimentichi, per un'istante, le cause sociali attualmente non eliminabili, e combatta invece gli effetti che tanta sofferenza causa al popolo brasiliano.
Per coloro che comprendono la lingua portoghese, ecco il link all'articolo da cui hanno preso spunto i commenti.
Un saluto a tutti.

mercoledì 23 giugno 2010

Una posizione poco invidiabile



Durante la coppa del mondo di calcio, il Brasile si stacca e decolla fregiandosi dei 5 titoli conquistati e forte dei suoi campioni internazionali e di una solida tradizione calcistica.
Purtroppo c'é un'altra classifica diffusa in questi giorni in cui il Paese sudamericano non risulta nelle prime posizioni: lo speciale elenco dei paesi piú pacifici del mondo, studio approfondito sulle condizioni e problematiche sociali ed economiche in grado di generare situazioni di tranquillitá e qualitá di vita nei principali paesi, vede il Brasile solo al 83º posto, superato da molti paesi sudamericani, adirittura dalla Bolivia.
Fra i parametri tenuti in considerazione nello studio troviamo: la popolazione carceraria, il numero di omicidi, accesso alle armi, polizia, diritti civili, percezione della criminalitá, relazioni fra paesi confinanti e guerre.
Il brasile otterrebbe una posizione piú alta se si considerassero solo atti terroristici, guerre, stabilitá politica e rapporti fra stati ma i quesiti circa omicidi e criminalitá, armi e polizia lo fanno precipitare nella seconda metá della classifica, forte come é delle circa 50000 vittime annuali per armi da fuoco.
Vale la pena ricordare che da anni, anche durante il tanto decantato doppio mandato di Lula, la posizione non é sostanzialmente cambiata. Auguriamoci che ora che il Paese ha raggiunto una piena democrazia e successi economici, possa cominciare a scalare la classifica che, per adesso, rappresenta solo la foto della triste realtá di violenza, criminalitá e barbaritá condivisa e subita giornalmente da milioni di brasiliani.
Per chi volesse vedere nei dettagli, ecco il link.

domenica 20 giugno 2010

Sviluppo industriale o turismo?


Sembra giunta alla conclusione la disputatissima vicenda sullo sviluppo dei cantieri navali di Fortaleza.
L'area scelta per la costruzione degli impianti che aveva avuto il parere favorevole del Governo dello Stato del Ceará, ha invece ottenuto una bocciatura dal Comune di Fortaleza.
Le ragioni del diniego sono relative all'area in cui avrebbe dovuto sorgere il cantiere, la spiaggia del Titanzinho, a ridosso del porto di Mucuripe ma anche troppo vicina alle strutture turistiche. Altro scoglio é rappresentato dal costo per terraformare un'area di svariati ettari in pieno mare.
Le due fazioni, politicamente alleate, si sono quindi trovate a duellare sull'argomento.
Io personalmente non capisco perché lo Stato non ha pensato ad aree alternative fuori dalla Capitale, la quale ha da tempo una vocazione turistica e non industriale. La zona del Porto di Pecém per esempio, attrezzata e facilmente raggiungibile poteva accogliere con un'impatto ambientale irrisorio, l'iniziativa cantieristica.
Per ragioni politiche di cui ignoro la motivazione, si é preferito sostenere la possibilitá dello sviluppo del progetto in Fortaleza, forse pensando che le autoritá municipali non ostacolassero.
La mia modesta opinione é che l'installazione nelle vicinanze della Praia do Futuro e della Beira mar avrebbe comportato notevoli disequilibri primo fra tutti la movimentazione di merci e persone per la costruzione di varie petroliere, giá commissionate dalla Petrobras al cantiere Promar, responsabile per gli impianti di Fortaleza e necessarie allo sviluppo strategico dell'impresa statale: le strade in zona turistica che giá adesso non reggono l'impatto con il crescente aumento di veicoli sarebbero divenute impossibili con le attivitá in funzionamento.
E non dimentichiamoci le problematiche ecologiche che sarebbero sorte...
La parte sconfitta ha accusato l'altra di "giocare contro", di favorire altri stati della Federazione nella corsa all'industrializzazione e di non volere i circa duemila posti di lavoro che si sarebbero creati. Anche qui, la mia opinione é che i posti di lavoro si creano, anche e meglio, sviluppando il potenziale turistico della regione e non necessariamente attraverso industrie che spesso rappresentano solo fini opportunistici di politici e di partiti, movimentando inizialmente milioni di cui poi si perdono le tracce.

venerdì 18 giugno 2010

La cittá che disprezzava il mare



Forse non tutti sanno che quella che oggi é una cittá con grande vocazione turistica internazionale e che fa del suo lungomare un motivo di orgoglio oltre che di sviluppo economico, solo verso gli anni 60 del secolo scorso ha cominciato a costruire i primi edifici in area marittima.
Infatti, fino ad allora la cittá non aveva una grande area portuale e la zona marittima era cosí poco valutata da essere quasi dimenticata nel contesto architettonico urbano.
Tutti gli edifici piú importanti della cittá, per esempio la Santa Casa, la Estação J. Felipe, le antiche carceri e persino il forte che da il nome alla cittá, rivolgono al mare solo un lato e mai la facciata: a volte sono addirittura rivolte verso il "sertão", l'interno secco e brullo per la maggior parte dell'anno.
Ció si deve anche al fatto che Fortaleza solo in tempi piú recenti é diventata capitale al posto della vicina Aquiraz: la sua architettura solo verso la fine del 1800 ha cominciato a delinearsi per sottolineare l'importanza del centro urbano.
La spiaggia non era un'opzione di svago e la cittá era lontana anni luce dall'avere un panorama balneare come quello della giá famosa Rio de Janeiro.
Verso il 1960, come accennato, i primi club sportivi e ricreativi, cominciarono a sorgere lungo il fronte mare di quella che oggi é la Beira Mar. Fino ad allora, la fascia costiera ospitava solo il piccolo attracco della Praia de Iracema, la dogana e qualche casa di pescatori. In seguito, molte case di ferie delle familie piú abbienti, furono edificate e contribuirono ad aumentare il valore della zona.
Fra le prime iniziative imprenditoriali turistiche, l'hotel "Iracema Plaza" di cui aggiungo una foto. Questo edificio é ancora possibile vederlo, anche se ormai, persa la funzione di albergo, mostra i segni del tempo e dell'incuria.
L'altra foto mostra come era, negli anni 30 del secolo passato il lungomare, o meglio la spiaggia della cittá, oggi colmo di grattaceli che ospitano appartamenti di lusso, hotels e residence. Da notare gli enormi spazi vuoti fra le poche zone edificate e l'isolata chiesa "Coração de Jesus" oggi in pieno centro cittadino. Per coloro che conoscono la capitale del Ceará, guardando l'immagine sará facile vederci l'attuale estensione della 4º maggior cittá brasiliana e stupirsi di come in poco tempo l'uomo abbia potuto modificare tanto il territorio a sua disposizione.