mercoledì 1 maggio 2013

Stella rossa e prezzi stellari

Un amico scrive su Facebook a proposito dei prezzi in rapido aumento in Brasile. La ricchezza si solleva padrona: i ricchi sempre piú ricchi in splendide ville cinematografiche, i poveri sul lastrico come sempre e la classe media, la tanto vantata classe media do Brasil, quella in cui le magie contabili e statistiche di Lula e Co. avevano fatto confluire decine di milioni di persone, lavorando 15 ore al giorno (a meno di essere un impiegato ministeriale, il barista del Congresso di Brasilia, un poliziotto federale, un tecnico del giudiziario o un consigliere comunale) per poter pagare la scuola dei bambini ed il piano sanitario, servizi che il Governo, a cui paghiamo il 40% di tasse non offre. Ecco a seguire la mia visione sul fenomenale aumento di prezzi (tralascio di commentare l'operazione lifting del Governo sulle cifre dell'inflazione). 
"Qui a Fortaleza la super-valorizzazione degli immobili, aumentati in pochi anni anche del 300% ha arricchito migliaia di persone. Un controvalore impressionante che ha fatto di Fortaleza la 1ª cittá per PIL prodotto nel Nordest e la 9ª in Brasile. Milioni riversati sul mercato (i brasiliani spendono e non risparmiano), potere acquisitivo in aumento, aumento dei prezzi, inflazione. Sono stato recentemente a São Luis, Maranhão, mi sono spaventato per i prezzi alti e per le isole di lusso faraonico in uno stato  che immaginavo povero. La gente fuori a riempire i locali lussuosi e prezzi altissimi...anche qui mi dicono che il mercato immobiliare (a mio parere dove stanno riversando fiumi di soldi gli investitori stranieri) stia tirando a mille...molti europei hanno fatto convergere qui milioni di euro: sono solo "piccoli" risparmiatori, pensiamo ai grandi speculatori internazionali che scenari prosperi trovano in Brasile; 2º problema. Il Governo pseudo socialcomunista PT ha fatto scendere la Selic troppo in fretta e troppo...abbandonata le leva cambiale che avrebbe fatto in modo che entrassero prodotti migliori a prezzi piú economici contrastando lo strapotere delle industrie locali, trasformatesi in pochi anni in meri importatori e distributori di prodotti cinesi, rivenduti ad alto prezzo sul mercato interno per ingrassare a dismisura i conti dei soliti... La chiusura all'importazione (tranne che per i cinesi ai quali i  brasiliani vendono ferro, olio, soia e zucchero a miliardi di tonnellate) e la deindustrializzazione non facilitano...le industrie brasiliane sono arretrate, con scarsa produttivitá, un costo del lavoro elevatissimo a incidere quindi sui prezzi finali...Vedete in giro sempre e solo gli stessi prodotti, senza qualitá ma venduti a prezzi esosi. Ci chiediamo ancora cosa fa aumentare i prezzi...A scusate, mi dimenticavo: si aumentano i terreni per coltivare soia, canna da zucchero, mais (per il famoso etanol da rivendere all'estero e far confluire miliardi di dollari nelle tasche dei grandi latifondisti)...tutti prodotti da export ma non si vede aumento nei terreni destinati a ortaggi per esempio. Qui nel Ceará si parla da anni di ampliare i perimetri irrigati ma sono solo parole e cosí i pomodori e le carote arrivano alle stelle. La Petrobras fa una bella e patriottica pubblicitá, stile stella rossa, per dire che sta estraendo il petrolio pre-sal...ma si dimentica di dire che lo vende all'estero in cambio della benzina (molto piú cara) che arriva poi ai distributori a quasi 3 reais!" 
Alla prossima, un saluto a tutti.

domenica 3 marzo 2013

Traiettoria balistica (o ballistica)?


Giornali e televisioni hanno enfatizzato ieri i dati consolidati ed ufficiali riguardanti il PIL brasiliano. Ebbene, i toni non potevano che essere di preoccupazione per la scarsa crescita ottenuta dal paese nel 2012. Il dato ufficiale attesta il PIL allo 0.9 percento, pochissimo per un'economia in via di sviluppo. Il Paese si classifica quindi come il peggiore dei BRICS, ristagna nelle ultime posizioni nel centro e sud-america, dove é superato da Messico e persino da Argentina, per quanto riguarda l'anno trascorso. Una situazione che agita gli analisti politici ed economici soprattutto con il raggiungimento del decimo trimestre consecutivo di crescita inferiore all' uno percento. I numeri brasiliani, fra i peggiori anche del gruppo dei G20, smentiscono il governo che attribuisce il crollo alla perdurante crisi mondiale. Di fatto, c'é che le imprese non investono piú; e questo malgrado le linee di credito molto allettanti offerte dalle banche e la forzata discesa del tasso di sconto (SELIC). Le condizioni sul territorio non sono cambiate e fare impresa in Brasile si scontra con il Risco Brasil (Rischio Brasile) ovvero: scarse ed inefficienti le ferrovie, da rottamare la maggioranza delle strade, pochi e vecchi i porti ed aeroporti, burocrazia, imposizione fiscale elevata a fronte di servizi ancora da terzo mondo, scarsa mano d'opera specializzata, corruzione. Per quanto mi é dato di vedere, nulla é cambiato nei dieci anni di governo lulista, il quale é stato bravissimo a vendere un prodotto che non c'era. O meglio: una scatola riccamente illustrata, con le immagini del PAC 1-2, del programma MCMV (attualmente, al massimo, al 20% di costruzioni popolari realizzate), delle grandi opere come il canale dell'integrazione ed al cui interno peró troviamo il rompicapo di un paese smontato, che dalla fine della dittatura va avanti da se, in un succedersi di governi che, per la fretta di riempirsi le tasche e di andarle a svuotare negli USA od in paradisi fiscali, mai si sono preoccupati di progettare, pianificare, costruire e mantenere un sistema di scuole pubbliche efficienti, cittá organizzate ed a misura d'uomo, ferrovie e sistemi di comunicazione avanzati. Queste erano le vere opere da realizzare e da mettere nella confezione del Prodotto Brasil. L'ultimo governo, idolatrato da milioni, in patria e fuori, si é allineato ai precedenti, proponendo, a differenza di quest'ultimi, una manciata di ideologia bolivariana, molto populismo, uso della propaganda televisiva e del marketing come solo la sinistra sa fare e pure qualche buon risultato, sia chiaro, come l'aver evitato svendite di tesori nazionali (al contrario del predecessore immediato), aver generato ottimismo e fiducia mediante l'estensione del credito alle classi meno abbienti ed aver aumentato, cosa sin'ora mai successa, il potere d'acquisto dei salari, quasi raddoppiato in dieci anni. Qualcosa di piú lo si é fatto nel Nordest. Nel Ceará per esempio il ritmo di crescita degli ultimi anni é doppio rispetto alla media nazionale. Le grandi opere di struttura economica realizzate nell'ultimo decennio, come il porto di Pecem, le nuove in divenire come l'acciaieria e la raffineria e la valorizzazione del mercato immobiliare hanno contribuito a spingere la crescita a livelli quasi asiatici. Anche qui peró ci fermiamo davanti ai problemi nazionali, alle scelte adottate dal governo in tema di cambio monetario e di tassi di sconto, alle politiche economiche che penalizzano l'importazione, per timore atavico che questa possa, mediante il maggior afflusso di prodotti di qualitá, aumentare la sempre temuta inflazione e per soddisfare desideri lobbistici di industrie troppo spesso poco modernizzate, con alti costi fissi e che non reggerebbero la concorrenza. La mancanza generale di ferrovie, senza le quali nessun paese puó svilupparsi in maniera soddisfacente e coscienziosa, l'inesistenza di mano d'opera specializzata a causa di un sistema educativo anacronistico e fatiscente sono altri gravi problemi.
Come al solito fazioso, ipercritico e polemico direte voi. Ma é la realtá che chiunque non sia allucinato, viva da queste parti da sufficiente tempo per essersi svegliato dal sogno in cui era caduto all'epoca in cui ci venne per la prima volta in vacanza, puó confermare.
Il Brasile é una potenza. Ha tutto per esserlo. Ma gli ingredienti per preparare questa ricetta altamente energetica e dinamica non sono stati mischiati in maniera sufficiente nel decennio passato, quando si godeva di una congiuntura mondiale totalmente favorevole. Il Paese dispone ancora di grosse risorse e grandi riserve valutarie, oltre a banche pubbliche e private molto efficienti ed a strumenti finanziari che gli potrebbero permettere di cambiare la rotta, sostenendo finalmente l'industria manifatturiera, grande perdente degli ultimi anni (ad eccezione di comparti come l'automotive). Ancora per una quindicina d'anni sfrutterá un momento congiunturale positivo, chiamato effetto demografico, dato dalla crescita della popolazione attiva e quindi dei consumatori, nella fascia d'etá piú specifica per generare richiesta di prodotti e servizi. La speranza, per noi che qui viviamo, per coloro che guardano al Brasile come progetto futuro e per il mondo stesso é che i governanti comincino ora l'arduo lavoro di riorganizzazione politica, economica, territoriale, educativa che porti nel prossimo ventennio i risultati stabili che il Paese merita.

mercoledì 20 febbraio 2013

Le capitali del Nordest fra le cittá piú violente del mondo

Senza clamori eccessivi, come é ormai normale e confacente al piú tipico stile brasiliano, ovvero al famoso "tutto va bene Madama la Marchesa", é stata citata oggi da pochi e sparuti organi di stampa, una classifica stilata annualmente da una ONG messicana che lista le 50 cittá piú violente del mondo. Centro e sud America la fanno da padroni totalizzando 41 delle 50 piazze. Non poteva che essere cosí, visto che le stesse aree geografiche comandano anche la classifica per nazione, pubblicata in un precedente post. Il Brasile, chiaro, non poteva mancare in questo torneo e di queste 41 posizioni se ne garantisce 15, con Maceió addirittura brillantemente 6ª collocata, la "tranquilla e pacata" João Pessoa al 10º e, guarda guarda chi si vede, la nuova Capitale del Nordest, Fortaleza al 13º. Verrebbe quasi la voglia di trasferirsi a Brasilia, Curitiba e Belo Horizonte, appollaiate al fondo della classifica tra la 42ª e 49ª posizione, con percentuali dell'ordine dei 30/35 morti ogni 100.000 abitanti; o forse a Rio e San Paolo, ritenute le piú pericolose in Brasile ed invece fuori dalla speciale classifica che tiene conto del numero di omicidi complessivi per numero di abitanti. Tra l'altro, parallelamente oggi i giornali citavano il minor numero di morti all'anno avuto nel 2012 nello Stato di Rio, attestatosi intorno ai 4000 cristiani ammazzati, quasi ai livelli del Ceará, molto ma molto piú piccolo del potente e famoso Stato di Rio de Janeiro...Mi sovviene che qualcosa di sbagliato deve esserci non solo nelle tenere e compiacenti leggi  federali ma anche nelle politiche statali di approccio alla violenza. Logicamente, questi dati non impensieriscono i politici brasiliani, ne i legislatori,  che consentono ad esempio il regime di libertá vigilata ai Fratelli Cravino, autori di un orrendo duplice omicidio, dopo solo 6 anni di carcere, per altro neanche tanto duro. 
Coraggio amici, resistiamo indomiti fino alla nuova classifica 2014. Chissá che non riusciamo a vincerlo sto benedetto campionato!

domenica 17 febbraio 2013

Eccessi legislativi

Ci sono momenti in cui mi stupisco della radicalitá dei legislatori brasiliani. L'entrata in vigore, nello scorso dicembre, della nuova Lei Seca, ovvero i nuovi articoli che puniscono chi guida in "stato di ebbrezza" (lo messo fra parentesi perché, vedrete a seguire, come basterá poco ad entrarci in questo supposto stato) rappresenta uno di questi. 
É risaputo che ci sono due modi per cui una legge non c'entra il suo obbiettivo di giusta regolamentazione della vita sociale: quando non é applicata e quando é applicata in misura eccessiva, sproporzionata e non progressiva. 
Sono del parere che la nuova legge peggiori, se mai poteva farlo, la precedente. É una mia opinione. Sapete che sono polemico e spesso controcorrente ma credo che, anche stavolta, molti condivideranno. 
Togliere gli ubriachi dal volante, sacrosanto diritto della societá organizzata, non coincide col criminalizzare chi ha bevuto un bicchiere di vino a cena, o anche due. I due casi dovrebbero essere trattati progressivamente, il primo con l'arresto ed il secondo con una multa, anche questa progressiva secondo il tenore d'alcol riscontrato. Invece, il Brasile, il paese dei 40000 morti ammazzati all'anno, la terra col piú alto tasso di omicidi al mondo, forse per farsi ipocritamente perdonare le mancanze nella sicurezza pubblica e le leggi molli come burro fuso, si introduce prepotentemente nel novero dei 12 paesi al mondo in cui mangiare un cioccolatino al Rum e guidare spalanca, se pescati in flagrante "delitto", le porte delle patrie galere. Attenzione anche all'uso "sconsiderato" di prodotti per l'igiene dentale a base di alcool, perché pure questi, se mai non dovessero farvi passare una notte in cella, vi alleggeriranno comunque di quasi 2000 reais. Bello vero? Giusto? Nel passato carnevale, festa grande in Brasile, 90 km di percorrenza sulla statale litoranea nel Ceará, tre posti di blocco in cui, di buona mattina, i solerti agenti dell'ordine cacciavano disgraziati che avevano magari bevuto due birre la notte prima ed il cui organismo, particolarmente pigro, aveva commesso l'errore di non smaltire a sufficienza l'alcool introdotto.
Da non credere poi con quale cipiglio e serietá si sostiene la tolleranza zero: opinione contrarie non si vedono ne si sentono oppure sono, come lo sará la mia, fortemente osteggiate ed additate come prodotto di menti perverse, dedite all'alcool e quindi fortemente sofferenti di stati allucinatori. 
Mentre la "giustizia" randellava nel buio i cittadini onesti alla caccia di qualche deficiente che si ostina a guidare veramente ubriaco, nelle periferie di Fortaleza, le note e permanenti bande di criminali se la spassavano, armati fino ai denti in barba all'altrettanto radicale legge del disarmamento (e magari pure ubriachi!), in decine di regolamenti di conti e lotte per lo spazio vitale di smercio del crack. Le cronache hanno registrato 60 morti nei 5 giorni del grande "feriadao", un incremento al giá triste bollettino dell'anno passato. Qui la tolleranza zero, purtroppo, siamo molto lontani dal vederla. In questi casi, la legge si tappa gli occhi ed accetta supina, la societá civile non reagisce, le punizione sono ridicole, altro che Lei Seca.
Io non mi oppongo al controllo ed al regolamento, che deve esserci. Sono contro agli eccessi i quali producono solo problemi per persone, in linea di massima civili e tranquille, e che si trovano ad essere criminalizzate piú di un qualsiasi ladro e di un falsificatore di carte di credito.
Pensate come staremmo tutti meglio nel vedere, invece, la giustizia e le forze dell'ordine attive nella repressione totale di tutti i traffici di droga e di tutti i criminali a piede libero che fanno di questo Paese una terra in cui, tutti i giorni, ci si arrischia a vivere.

sabato 12 gennaio 2013

Diritto di difesa

Da qualche mese ricevo, via facebook, notizie relative ai gruppi armamentisti brasiliani che si propongono di riportare, legalmente, il diritto di porto d'armi per il cittadino che ottemperi ai suoi doveri civili e che disponga di determinati requisiti psicologici. Attualmente, una politica scellerata cominciata con il regime di Lula circa 10 anni fa, impedisce, per statuto, di ottenere il porto d'armi, a meno che in casi rarissimi. Impedisce, di fatto, l'auto-difesa in un Paese in cui la Polizia stessa é spesso sotto attacco violento della criminalitá. 
La citata politica, chiamata "Estatuto do desarmamento" parte dall'errata conclusione che consegnando le armi in circolazione automaticamente si arriva ad una diminuizione di episodi criminosi ed alla tanto sospirata "pace sociale". La legge impone la resa delle armi al cittadino onesto, che rischia fino a 2 anni di carcere per un possesso illecito, mentre il criminale, notoriamente cultore del diritto, se ne frega, circolando senza problemi con le migliori armi importate e/o contrabbandate. Al contrario di ció che pensavano i creatori della legge, sognanti pensatori di una certa sinistra, che continua a ritenere che il popolo debba essere guidato come uma mandria di buoi, senza possibilitá di opinione e di reazione, i dati in possesso del folto gruppo armamentista, oriundi da molti paesi nel mondo e facilmente confrontabili, permettono infatti di vedere che, ogni volta che il cittadino abbia abbandonato la sua possibilitá di difesa, il crimine é aumentato drasticamente. In Europa, l'Inghilterra, che da qualche tempo adotta una politica disarmamentista, é il paese piú violento d'Europa. Il Brasile, dopo anni di sciagurato disarmamento forzato é ormai il paese piú violento al mondo. E sí, ripetiamolo, signori cari, anime belle che ancora credono alle favole: sono piú di 40.000 morti ammazzati all'anno. 3600 solo nello Stato de Ceará. Una decina ogni fine settimana nella Grande Fortaleza. Ed in barba al disarmamento, la grande maggioranza muore a colpi di pistola. I dati sono disponibili presso i seguenti link www.defesa.org ; www.facebook.com/campdoarmamento ; www.twitter.com/campdoarmamento ; www.youtube.com/campdoarmamento.
Consiglio vivamente di dargli un'occhiata perché chiarisce ampiamente i vari miti da sempre bandiere degli onirici governanti brasiliani, troppo portati a correre a velocitá cosmiche (come i loro introiti), pensando che questo Paese possa imitare e seguire in pochi anni  lo sviluppo sociale europeo conquistandone i vantaggi. Meglio farebbero a pensare a quello che hanno a disposizione ed a come arginare il fenomeno che porta gente normale a morire agli angoli di ogni strada e nelle proprie residenze, in migliaia di rapine, tentate rapine, sequestri, sequestri lampo, chegadinhas e saidinhas e via dicendo con tutta una serie di nomi coniati per necessitá, laddove la lingua nenche ne prevedeva un uso.
Il brasiliano, in se, non é un violento ne un criminale nato. É un popolo tranquillo e pacifico in cui qualcosa peró ha smesso di funzionare e la legge, che dovrebbe precedere i tempi, ancora non  ha neanche valutato se esiste un problema. In un referendum, quasi il 70% ha votato per la modifica all'attuale Statuto: il Governo, che si dice democratico, non ha nemmeno battuto ciglio, continuando sulla propria catastrofica strada. 
E per caritá, fra due anni ci sono i mondiali, perció che le organizzazioni internazionali non disturbino i manovratori, sottolineando qulache migliaia di morti vittime di violenza criminale.
Le cose ancora possono essere cambiate ma occorre uscire da quest' inerzia pericolosa, che porta a pensare che nulla possa essere fatto o peggio, che il crescente miglioramento economico possa, da solo, sistemare tutto. Occorrono governanti pragmatici, realisti e che vivano il mondo dei milioni di de Santos e da Silva, che sentano nelle ossa il dolore per la perdita di uomini e donne, caduti in una guerra a cui non concedono neanche le armi per combatterla.
Io non sono a favore degli armamentisti cosí, per un desiderio di vendetta o per rifiuto ad altri sistemi: semplicemente proverei, come proverei a mettere in galera i sedicenni oppure a reintrodurre l'ergastolo. Proverei anche questo sistema per vedere se non abbia effetti benefici, gli stessi effetti benefici che doveva avere il disarmamento e che invece ci lascia, quotidianamente, tragiche vicende e statistiche drammatiche in continuo peggioramento.

mercoledì 14 novembre 2012

Dilaga la violenza: vietato illudersi.

Criminalitá: autobus incendiato in San Paolo
Volevo titolare: "Allarme in Brasile: attacco allo Stato". Poi mi é sembrato troppo cinematografico... ed inoltre qui non si allarma proprio nessuno, neanche di fronte a centinaia di morti. Tutto sembra infatti scorrere imperturbabile nel grande Paese sudamericano; tutto sembra diluirsi nella sua straordinaria predisposizione alla rimozione della realtá, al non affrontare mai nulla con realismo e pragmatismo, forse per evitare di esere confusi con i signori che occupavano le poltrone di comando nei violenti e dittatoriali anni 70. Di cosa parlo? Degli attacchi condotti a partire da ottobre, ripetutamente, giornalmente, alla Polizia di San Paolo, ai suoi cittadini ed ora anche a quelli dello Stato di Santa Catarina, forse il piú tranquillo ed avanzato del Brasile. Sono ormai quasi 100 i poliziotti morti durante le ultime settimane. Piú che in una guerra moderna, combattuta con armi intelligenti. Decine i civili vittime degli attacchi condotti da manovalanza criminale debitamente pagata ed armata dai capi delle fazioni criminali, sia liberi che incarcerati. Proprio questa differenza é oggigiorno sempre piú labile, visto che le carceri in Brasile sono piú simili ad un grande casino che ad istituti che dovrebbero punire e risocializzare: entra di tutto, droga, armi, telefoni, puttane. Per alcuni anche confort di alto livello. Permessi d'uscita facili e visite "intime". Da lí dentro, si ordinano i crimini. Regolamenti di conti con poliziotti o sfide aperte alle autoritá che da tempo hanno ceduto ai ricatti e magari alle lusinghe di certi personaggi. Tristissimo pensare ai tanti morti, alle decine di innocenti massacrati ed alle loro famiglie distrutte nel dolore di un Paese che suona l'inno nazionale nelle partite di calcio di serie C ma che non ha il coraggio di mettere una bandiera per coprire i corpi, insanguinati al suolo, dei tanti veri martiri brasiliani di tutti i giorni.
Del resto il Brasile é oggi il paese al mondo in cui avvengono piú omicidi: 41.000 all'anno secondo le ultime statistiche. Piú dell'India, grande 5 volte tanto, del violentissimo Messico dei cartelli di narcotrafficanti, della popolosissima Indonesia, colpita da guerre religiose e razziali. Ebbene si, il Brasile, quel meraviglioso paese mostrato nei suoi colori e nelle sue musiche in mille seducenti maniere;  spiagge meravigliose, caipirinha, gente cordiale ed operosa; la terra promessa per investitori rampanti ed il luogo ideale dove svernare per migliaia di pensionati italiani, magari al secondo o terzo divorzio, che qui trovano una ennesima giovinezza accanto a qualche esotica ed affettuosa nativa. Ebbene si, dicevo, il paese appena descritto é leader assoluto in violenza. Poco importa se a morire, in massima parte, siano  drogati, negri, poveri e, magari e purtroppo, poliziotti. Chi puó essere cosí egoista da dire: "Io non rientro nelle statistiche. Muoiono solo nelle favelas. Vedi che di stranieri ne ammazzano pochi!" Chi puó essere felice in una situazione simile, quando il giornale mattutino ti riversa il numero dei morti, degli autobus incendiati, degli innocenti vittime di pallottole smarrite, dei commissariati mitragliati? Chi puó ignorare che si vive sempre in uno stato di perenne tensione ed insicurezza? E soprattutto: chi puó ignorare l'inefficienza di un paese, la cui dirigenza, in un eterno scaricabarile federale tra Stati e Unione, é incapace di arginare tali fenomeni?
Ma la colpa di tanta criminalitá, non era stata indicata da centinaia di psicologi, nella profonda povertá ed emarginazione in cui si trovava una grande parte della popolazione? Ed ora, con il Paese in piena corsa economica, le tante decine di milioni che la propaganda governativa attesta come fuoriusciti dalla "linea di povertá" ed entrati, gloriosamente, in quella classe media, spendacciona, ottimista e vitaiola, non avremmo dovuto assistere ad una diminuzione delle morti? Vuoi vedere che i tanti progressisti si sbagliavano e che invece servirebbe solo un po' di punizione?
Qualcuno, lo so, scriverá che sono specialista nel mostrare i difetti e che non parlo mai delle cose belle che il paese offre. Forse é perché non le vedo, oppure, meglio, perché non ne vedo piú molte. In questo mio diario di terra brasiliana, riporteró di anno in anno la situazione della sicurezza civile e sociale, sperando che un giorno, in un post futuro, si possa commentare con immenso piacere la "straordinaria riduzione delle vittime di violenza in Brasile". Saluti a tutti voi.

sabato 15 settembre 2012

Il voto in Brasile: trionfo o tonfo della democrazia?


Elezioni in Brasile 2012. Potrebbe essere una cosa seria: dovrebbe. Una democrazia nuova, uscita da un trentennio da una dittatura soffocante; un Paese in crescita, con un potenziale umano e economico enorme; un sistema di voto moderno, effettuato tramite appositi computer, é in grado di evitare brogli, confusioni ed errori e consegna al popolo il risultato poche ore dopo la chiusura dei seggi. Alla faccia dell'Italia, col suo medioevo fatto di matite e schede piegabili che, una volta aperte, si trasformano in un lenzuolo matrimoniale. Dispone, il Paese sudamericano, anche di un complesso sistema di controllo basato su un ramo parallelo della giustizia, con Tribunali Elettorali presenti in ogni Stato e con ramificazioni municipali. Fin qui il lato positivo. Passiamo allora ad analizzare la campagna elettorale in corso. Si vota per le amministrative comunali, sindaci e consigli comunali: immaginate un ex Presidente della Repubblica, da molti indicato come un Padre della Patria, da altri, pochi, come un demagogo che per molto poco é sfuggito alla giustizia, qualche anno fa, quando i piú alti dirigenti del suo onesto partito sono stati cassati dai loro compiti pubblici (tuttora sono in attesa di giudizio per i reati commessi), immaginatelo dicevo, prestarsi a ridicoli siparietti elettorali in cui appare, come un buon padre di famiglia, con il candidato sindaco di una capitale nordestina che se lo guarda come fosse un santo e lo ricambia con affettuosi sorrisi e cenni d'approvazione; oppure peggio ancora: una Presidente in carica, simbolo della Nazione intera, apparire in televisione ad ogni orario, in spot in cui cita improbabili diminuizioni del prezzo dell'energia elettrica come risultato "fortemente voluto dal governo del suo partito per il popolo" e subito dopo, senza cambiare colore, giá che rosso era e rosso é, appare il citato candidato a sindaco, beandosi di avere gregari di tal fatta a tirargli la volata, sicuramente vincente. Anche altri partiti non scherzano. Governatori impegnati spudoratamente a favore di uno o dell'altro; senatori eletti e deputati ecc. ecc. É democrazia mischiare cosí le carte? Tre mesi di campagna elettorale, signori, e non si é visto, almeno qui da me, un dibattito con tutti i candidati. Il lavaggio del cervello di un popolo pochissimo culturalmente educato e pochissimo informato, lo fanno le macchine con le foto dei candidati e gli slogan di campagna, sulle note di capolavori musicali come "eu quero tchu eu quero tcha" e "ai se te pego", a tutto volume. Oppure poveri derelitti disoccupati che stanziano per giorni, mesi presso gli incroci, sorreggendo una bandiera con il numero o la foto, del candidato, svogliati e disinteressati: conta solo guadagnare qualcosa e poi vinca chi vuole. Nessun dialogo, nessuna contrapposizione dialettica, pochi comizi, demagogia a fiumi; nell'interno peggio ancora: il voto scambiato per sacchi di cemento, mattoni o favori di vario genere. 
Aggiungiamoci che il brasiliano appartenente alle classi meno abbienti, la grande maggioranza, non ha opinione politica, non é informato, non ha studiato e vota unicamente basato nei suddetti sistemi d'informazione ai quali si aggiungono gli innumerevoli sondaggi di voto che spingono il poveretto a votare per "il candidato che vince perché non voglio buttar via il mio voto" (parole vere!). 
É un vero peccato, lo dico con tristezza. Il Paese non se lo merita ed i brasiliani nemmeno. Purtroppo continuerá cosí e gli effetti nefasti di questa discutibile forma di esercitare il proprio diretto di rappresentanza, li vediamo nella vita di tutti i giorni: ospedali affollati senza assistenza, criminalitá dilagante, droga ovunque, opere pubbliche che si dilatano in tempi biblici, corruzione, scioperi, burocrazia.
É strano vedere come da queste parti nessuno si scaldi molto e le cose che ho scritto sembra che le penso solo io e pochi irriducibili polemici, in massima parte stranieri.
Teniamo duro comunque! Ma secondo voi, chi le vince le elezioni? Il candidato appoggiato da ex presidenti e Presidenta o quello appoggiato dal Governatore? Oppure quello con buone idee e tanta volontá di far bene ma senza padrino eccellente? Il risultato nelle prossime settimane!